Il diritto alla casa non è il diritto alla casa degli altri
Nel dibattito sull’emergenza abitativa torna periodicamente l’idea di risolvere la mancanza di case togliendo la disponibilità degli immobili a chi li possiede. Franco Repetto, presidente di APPC Alessandria, ha risposto a questa ipotesi con un intervento pubblicato su Facebook a metà ottobre 2026, il cui titolo è anche quello di questo articolo. La sua tesi è che la strada giusta sia l’opposta: rendere conveniente e sicuro affittare, così che più case tornino sul mercato. Riprendiamo qui la sua testimonianza, distinguendo le opinioni e le proposte dai fatti che è possibile verificare, e proviamo a capire che cosa significa per i proprietari di Belluno e Treviso.
In questo articolo
Il messaggio della testimonianza
Il punto di partenza di Repetto è che una seconda casa non compare dal nulla: nel suo ragionamento è il frutto di anni di lavoro, di rinunce, di mutui e di imposte pagate. Da qui una frase che riassume la sua posizione: «La povertà non si combatte impoverendo chi ha risparmiato». Secondo Repetto, uno Stato serio non copre le proprie mancanze sottraendo beni ai cittadini, ma crea le condizioni perché tutti possano avere un alloggio dignitoso, distinguendo la solidarietà verso chi ha davvero bisogno da forme di assistenza senza termine.
È, com’è giusto dire, un’opinione: argomentata e condivisa da molti proprietari, ma pur sempre una presa di posizione nel dibattito pubblico. La parte più utile della testimonianza è la seconda, in cui Repetto passa dalla critica alle proposte e porta un esempio concreto tratto dall’esperienza degli accordi territoriali di Alessandria.
Franco Repetto: chi è
Franco Repetto è presidente della sede APPC di Alessandria, come risulta dall’elenco delle sedi pubblicato sul sito nazionale dell’associazione. Nel direttivo nazionale eletto a fine 2025 è vice segretario nazionale con competenza sul Piemonte. Per APPC ha sottoscritto l’Accordo territoriale per i contratti a canone concordato del Comune di Alessandria, nel testo aggiornato il 19 luglio 2024.
Da dove nasce il riferimento alle requisizioni
Nel suo intervento Repetto non indica a quali dichiarazioni o proposte si riferisca quando parla di requisire le seconde case. Per dare un contesto abbiamo verificato le iniziative che negli ultimi mesi hanno riportato il tema al centro del dibattito. A Firenze, nel luglio 2026, Alleanza Verdi e Sinistra ha annunciato una mozione in consiglio comunale per dotare il Comune di strumenti nei confronti dei grandi proprietari, pubblici e privati, che tengono numerosi immobili sfitti senza giustificazione; secondo le cronache il percorso prevede un censimento, un confronto con i proprietari e, come ultima ipotesi, la requisizione temporanea. Già nell’ottobre 2025 i partiti di opposizione, presentando un piano casa comune, avevano parlato di requisizione temporanea «in alcuni casi», precisando di riferirsi non alla piccola proprietà ma a chi tiene vuoti decine di alloggi. A Cesena, in questi giorni, si discute invece di un aumento dell’IMU per le case sfitte da oltre un anno.
Nessuna di queste iniziative, nella forma riportata dalla stampa, riguarda in generale le seconde case dei piccoli proprietari, e nessuna è oggi una norma in vigore. La preoccupazione espressa da Repetto riguarda quindi la direzione del dibattito più che un provvedimento già adottato. Il riferimento resta l’articolo 42 della Costituzione: la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne stabilisce i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti; può essere espropriata solo nei casi previsti dalla legge, per motivi di interesse generale e salvo indennizzo.
Le proposte: quattro livelli e due condizioni
Repetto propone una riforma costruita su quattro livelli, che riassumiamo con parole nostre.
- Mercato libero. Piena tutela della proprietà e dell’iniziativa privata, con il richiamo all’articolo 42 della Costituzione: senza certezza del diritto e senza un rendimento adeguato, sostiene Repetto, non ci sono investimenti.
- Canone concordato e leva fiscale. Un accordo che Repetto definisce «un patto intelligente “win-win” tra Stato e proprietari»: chi accetta un canone calmierato ottiene in cambio agevolazioni sulle imposte.
- Case popolari a rotazione. Regole chiare di ingresso e di uscita, con verifiche periodiche del reddito, perché l’alloggio pubblico sia un sostegno temporaneo per chi ne ha effettivamente diritto.
- Protezione delle fragilità estreme. Assistenza pubblica diretta riservata a persone con disabilità gravi, anziani soli, famiglie in povertà assoluta e persone inabili al lavoro.
A questi livelli Repetto aggiunge due condizioni per riportare sul mercato le case sfitte. La prima è la certezza dei tempi per rientrare in possesso dell’immobile in caso di morosità o di occupazione, nel rispetto dei diritti delle parti. La seconda è un fondo di garanzia per la cosiddetta fascia grigia, cioè le famiglie che non hanno i requisiti per una casa popolare ma faticano a sostenere un affitto di mercato: nella proposta il fondo sarebbe alimentato da Regioni, Comuni, donazioni e accantonamenti di proprietari e inquilini, e offrirebbe ai conduttori una garanzia fideiussoria al posto dei contributi a fondo perduto. Completano il quadro la richiesta che Stato e Comuni recuperino le case popolari oggi inutilizzate o degradate e l’idea di finanziare la riqualificazione energetica con prestiti fino a quarant’anni a tassi agevolati, sostenuti da garanzie pubbliche ed europee.
Si tratta di proposte, non di misure esistenti, e alcune affermazioni che le accompagnano richiederebbero una verifica. Repetto sostiene, per esempio, che i finanziamenti a lunghissimo termine non graverebbero sul debito pubblico: l’effetto sui conti di garanzie pubbliche di questo tipo dipende però da come verrebbero costruite e contabilizzate, e oggi non esiste un progetto su cui misurarlo. Proposte in parte simili sono state avanzate anche dal presidente nazionale Vincenzo Vecchio, come abbiamo raccontato nell’articolo sulle proposte di APPC per recuperare le case e rilanciare gli affitti.
Il canone concordato: che cosa prevede la legge
Fra gli strumenti indicati da Repetto, il canone concordato è l’unico già pienamente operativo. È il contratto previsto dall’articolo 2, comma 3, della legge n. 431 del 1998: il canone non è libero, ma deve rientrare nelle fasce fissate dagli accordi territoriali sottoscritti dalle associazioni dei proprietari e degli inquilini. In cambio di un canone più contenuto, la legge riconosce al locatore alcune agevolazioni.
- Cedolare secca al 10%. Se il proprietario sceglie la cedolare secca, l’aliquota scende dal 21% al 10% per i contratti a canone concordato relativi a immobili situati nei Comuni ad alta tensione abitativa, fra i quali rientrano tutti i capoluoghi di provincia, e nei Comuni colpiti da calamità individuati dalla legge.
- IMU ridotta. Per le abitazioni locate a canone concordato l’imposta calcolata con l’aliquota del Comune è ridotta al 75%, ovunque si trovi l’immobile. Molti Comuni prevedono inoltre un’aliquota agevolata per questi contratti.
- Tassazione ordinaria. Chi non sceglie la cedolare secca, nei Comuni ad alta tensione abitativa, beneficia di una riduzione del 30% del reddito imponibile derivante dal canone.
Per i contratti stipulati senza l’assistenza delle associazioni, l’accesso alle agevolazioni richiede l’attestazione di rispondenza rilasciata da un’organizzazione firmataria dell’accordo.
Quanto all’idea che il canone concordato non abbia costi per lo Stato, è corretto dire che non comporta una spesa diretta come un contributo all’affitto. Le agevolazioni, però, si traducono in minori entrate fiscali per lo Stato e, nel caso dell’IMU, per i Comuni: un costo di natura diversa, che molti ritengono ben speso se aumenta l’offerta di case a prezzi sostenibili, ma non un costo nullo. Allo stesso modo il canone concordato non garantisce un rendimento: lo rende più prevedibile e fiscalmente più leggero, mentre l’esito economico dipende dall’immobile, dalle aliquote applicate e dalla regolarità dei pagamenti.
Approfondimento: il caso Alessandria
Per mostrare che il canone concordato può convenire a entrambe le parti, Repetto riporta un esempio tratto dalla sua esperienza ad Alessandria, dove, scrive, lo stesso risultato è stato ottenuto anche negli altri 186 Comuni coinvolti, grazie a un accordo «molto equilibrato». I numeri che seguono sono quelli indicati nella sua testimonianza.
I primi valori sono coerenti fra loro: la differenza fra 450 e 384 euro è proprio di 66 euro al mese. Il dato di 110 euro, invece, non può essere ricostruito con le informazioni disponibili. Repetto lo attribuisce al risparmio su IMU e cedolare secca, ma non indica la rendita catastale dell’immobile, le aliquote IMU applicate né quale «regime ordinario» abbia preso come termine di confronto. Il solo passaggio della cedolare secca dal 21% al 10% non basta a spiegarlo, perché su questi importi l’imposta più bassa compensa solo in parte il minore incasso: il risultato dipende in modo decisivo dal risparmio sull’IMU, che cambia da immobile a immobile. Va quindi letto come l’esito di un caso concreto, non come una regola generale.
Ad Alessandria l’Accordo territoriale è stato aggiornato il 19 luglio 2024 e la Giunta comunale ne ha preso atto con la delibera n. 297 del 14 novembre 2024; secondo la scheda del Comune, per i contratti a canone concordato è prevista un’aliquota IMU agevolata dell’8,5 per mille. Il riferimento ai 186 Comuni è di Repetto e non lo abbiamo verificato in modo indipendente. Soprattutto, questi risultati non si trasferiscono automaticamente a Belluno o a Treviso: fasce di canone, aliquote IMU e condizioni fiscali cambiano da un accordo all’altro e da un Comune all’altro.
Fonti: testimonianza di Franco Repetto, ottobre 2026; Comune di Alessandria, scheda sull’Accordo territoriale.
E a Belluno e Treviso?
Anche nelle nostre province il canone concordato è uno strumento concreto. Belluno e Treviso sono capoluoghi di provincia, quindi i contratti concordati stipulati in questi due Comuni possono accedere alla cedolare secca al 10%; negli altri Comuni l’aliquota ridotta dipende dall’inclusione nell’elenco dei Comuni ad alta tensione abitativa, mentre la riduzione dell’IMU al 75% vale per tutti i contratti a canone concordato. Le fasce di canone sono quelle degli accordi locali, raccolti nelle nostre pagine sugli accordi territoriali della provincia di Belluno e sugli accordi territoriali della provincia di Treviso.
Prima di scegliere conviene fare i conti sul proprio immobile, confrontando il canone di mercato realistico con quello consentito dall’accordo e considerando l’imposta sul reddito, l’IMU del proprio Comune e le spese. Su come si stanno muovendo i contratti agevolati nel nostro territorio abbiamo scritto in Affitti 2026: crescono i contratti agevolati, mentre la pagina sul canone concordato a Belluno e Treviso spiega come funziona il contratto e quale assistenza offre l’associazione.
Una domanda per il dibattito
Repetto chiude il suo intervento con una domanda rivolta a chi propone di usare le case dei privati: quante abitazioni lo Stato è in grado di costruire o di recuperare con le proprie risorse? È una domanda che merita una risposta seria. Un dossier della Camera dei deputati aggiornato a luglio 2026 osserva che non esiste una stima certa delle case popolari vuote per mancata manutenzione o assegnazione, ma ipotizza che siano almeno 100 mila. Il loro recupero non toglie nulla a nessuno.
Per APPC Belluno e Treviso l’emergenza abitativa non si risolve contrapponendo chi possiede una casa a chi la cerca. Servono più alloggi disponibili, contratti sostenibili, tempi certi quando qualcosa va storto e garanzie che rendano meno rischioso affittare. Il canone concordato non è la risposta a tutto, ma è uno strumento già disponibile, che può essere rafforzato e fatto conoscere meglio. Chi vuole valutarlo sul proprio immobile può rivolgersi alle sedi di APPC Belluno e Treviso o scriverci attraverso la pagina dei contatti.
Fonti
- Franco Repetto, testimonianza pubblicata su Facebook, ottobre 2026 (testo acquisito dalla redazione).
- Costituzione della Repubblica italiana, articolo 42 (Senato della Repubblica).
- Legge 9 dicembre 1998, n. 431, disciplina delle locazioni abitative (Gazzetta Ufficiale).
- Decreto-legge 28 marzo 2014, n. 47, articolo 9, cedolare secca al 10% per i contratti a canone concordato (Normattiva).
- Legge 27 dicembre 2019, n. 160, articolo 1, comma 760, IMU ridotta al 75% per il canone concordato (Normattiva).
- Comune di Alessandria, Accordo territoriale per i contratti di locazione, con il testo coordinato del 19 luglio 2024 e la delibera di Giunta n. 297/2024.
- APPC nazionale, elenco delle sedi, e Eletto il nuovo direttivo APPC Nazionale.
- Camera dei deputati, dossier sulle politiche abitative, aggiornato al 3 luglio 2026.
- il Giornale, sulla mozione di AVS a Firenze; Libero, sul piano casa delle opposizioni (ottobre 2025); Cesena Notizie, sul dibattito a Cesena (12 ottobre 2026).
Fonti consultate il 15 ottobre 2026. Le opinioni e le proposte riportate sono attribuite a Franco Repetto e costituiscono un contributo al dibattito. Le informazioni fiscali hanno carattere generale e non sostituiscono una valutazione sul singolo contratto: aliquote e agevolazioni dipendono dal Comune in cui si trova l’immobile e dalle scelte del proprietario.







