Veduta aerea di tetti di un quartiere residenziale italiano, simbolo del patrimonio edilizio privato al centro delle politiche abitative europee e della direttiva Case Green 2026
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Casa green, Piano Casa 2026 e direttiva europea

Casa green, Piano Casa 2026 e direttiva europea: cosa cambia davvero per i piccoli proprietari

La politica della casa non può prescindere dalle città

Il 75% della popolazione europea vive in contesti urbani. Eppure la normativa italiana continua a trattare la casa come una questione individuale, ignorando il quadro strategico che Bruxelles ha già definito. È tempo di allinearsi.

A cura della Redazione APPC Belluno-Treviso  |  Giugno 2026  |
Articolo ispirato al contributo di Mario Fiamigi, Segretario Nazionale APPC, su Norme&TributiPlus – Il Sole 24 Ore, 11 giugno 2026


La casa è sempre all’ordine del giorno del dibattito pubblico italiano. Le forze politiche se ne contendono il primato, i mass media ne amplificano le tensioni, e i cittadini — proprietari e affittuari — attendono risposte concrete.

Sono ancora nell’aria gli echi del Piano Casa introdotto con il Decreto Legge 66/2026, che ambisce a ripetere i benefici del grandioso Piano Fanfani del 1949.

L’auspicio è legittimo. Ma sarebbe un grave errore di prospettiva affrontare la questione abitativa ignorando il quadro normativo europeo, sempre più incisivo e strutturato.

Perché l’Unione Europea non si occupa soltanto di “casa verde”: le politiche comunitarie sull’abitare intercettano un cambiamento più profondo nel modo stesso di concepire l’abitazione, la città, la comunità.

Il peso dei piccoli proprietari in Italia

81,6%
degli italiani vive
in una casa di proprietà
(Istat/Confedilizia, 2024 – massimo dal 2012)
47%
della ricchezza delle famiglie italiane
è rappresentata dal
patrimonio abitativo
45M
di italiani — circa
tre su quattro — vive
in un condominio

Fonti: Istat elaborato da Confedilizia, Dicembre 2025 · Patrigest/Gabetti Research 2025 · ANACI-SIMA 2025

Il 75% degli europei vive in città. La casa è una questione urbana.

Questo dato — tre europei su quattro residenti in contesti urbani o periurbani — è la chiave di lettura di tutto l’impianto normativo comunitario. Le città non sono semplicemente il contenitore fisico delle abitazioni: sono i cardini di ogni progetto di sviluppo sostenibile.

Le direttive e i regolamenti europei lo riconoscono esplicitamente, orientando politiche, incentivi e obblighi attorno al ruolo strategico degli agglomerati urbani.

Non si tratta soltanto di efficienza energetica degli edifici — la cosiddetta “casa green” tanto discussa — ma di una visione integrata che include mobilità, servizi, qualità dell’aria, coesione sociale, accesso all’abitazione a prezzi sostenibili. Un programma ambizioso che coinvolge direttamente ogni piccolo proprietario privato.

«Si tratta di atti e procedimenti incentrati sul ruolo delle città, cardini fondamentali per ogni progetto di sviluppo sostenibile, posto che il 75% della popolazione UE vive in città e in zone urbane.»

— Mario Fiamigi, Segretario Nazionale APPC · Norme&TributiPlus, Il Sole 24 Ore, 11 giugno 2026

La Direttiva Case Green: cosa cambia davvero per i proprietari

La Direttiva EPBD IV (UE 2024/1275), entrata in vigore il 28 maggio 2024, punta alla piena decarbonizzazione del patrimonio edilizio europeo entro il 2050.

L’Italia avrebbe dovuto recepirla entro il 29 maggio 2026. Gli obiettivi intermedi sono stringenti: riduzione del 16% del consumo medio degli edifici residenziali entro il 2030, del 20-22% entro il 2033, con priorità agli immobili meno efficienti.

È importante chiarire — come spesso non fa il dibattito pubblico — che non esiste un obbligo individuale di portare ogni singolo appartamento in classe E entro il 2030.

L’approccio europeo è a “portafoglio nazionale”. Tuttavia, il mercato si sta già muovendo: gli immobili in classe F e G stanno subendo svalutazioni, e le difficoltà di vendita o locazione sono reali.

Chi possiede patrimonio abitativo non può ignorare questa transizione.

Edifici e consumi energetici: i numeri dell’Unione Europea

40%
del consumo energetico totale UE
è generato
dal settore edilizio
36%
delle emissioni di CO₂
nell’UE proviene
dagli edifici
2050
obiettivo emissioni zero
per tutto il parco
edilizio europeo

Fonte: Commissione Europea · Direttiva UE 2024/1275 (EPBD IV)

Armonizzazione normativa: un’esigenza non più rinviabile

APPC solleva da tempo una questione di metodo: le leggi italiane in materia edilizia e abitativa devono essere omogenee e coordinate con quelle dell’Unione Europea. Non è un richiamo formale alla gerarchia delle fonti. È una necessità pratica.

I piccoli proprietari privati — che rappresentano la spina dorsale del patrimonio abitativo italiano — si trovano a dover navigare tra obblighi europei, recepimenti nazionali frammentari e normative locali spesso non allineate.

Il rischio è che ogni nuovo provvedimento, per quanto ben intenzionato, si sovrapponga senza coordinarsi, generando incertezza giuridica, costi imprevisti e contenziosi evitabili.

⚠ Attenzione: cosa non dice il dibattito pubblico

  • L’obbligo di portare ogni singolo appartamento in classe E entro il 2030 non esiste nel testo definitivo della Direttiva EPBD: era nella proposta del 2021 ma è stato eliminato.
  • Gli obiettivi europei sono nazionali “a portafoglio”, non individuali per immobile.
  • Il Piano Casa DL 66/2026 deve essere letto in coerenza con la Direttiva Casa Green, altrimenti rischia di creare norme sovrapposte e contraddittorie.
  • Le case in classe F e G stanno già perdendo valore di mercato, indipendentemente dagli obblighi formali: il mercato anticipa le norme.

Tendenze: i giovani tornano a comprare casa

+4,4%
proprietari under 36
dal 2019 al 2024
(dal 60,2% al 64,6%)
90,7%
degli over 65
vive in casa di proprietà
(record storico)
+7,7%
proprietari tra il 20%
più povero della popolazione
(2019–2024)

Fonte: Istat, elaborazione Confedilizia, Dicembre 2025

Il ruolo di APPC: tutelare i proprietari nella transizione

Come associazione che tutela i piccoli proprietari di casa, APPC considera fondamentale presidiare questo livello del dibattito.

Non basta commentare le singole misure: occorre verificare sistematicamente che i provvedimenti italiani siano compatibili con il framework europeo, e che non scarichino sui proprietari privati — spesso anziani, con risorse limitate — oneri sproporzionati rispetto agli obiettivi dichiarati.

Le città cambieranno. Il modo di abitare cambierà. Ma la transizione deve essere governata con equità, riconoscendo che il patrimonio immobiliare privato non è un problema da regolamentare, bensì una risorsa da valorizzare nell’interesse collettivo.

Il Piano Casa 2026 potrà portare benefici concreti soltanto se inserito coerentemente nel contesto normativo europeo, senza duplicazioni, senza scarichi di responsabilità sui singoli e senza improvvisazioni legislative.

APPC Belluno-Treviso è a disposizione dei propri associati per chiarimenti sulla Direttiva EPBD, sulle scadenze del Piano Casa e sulle opportunità di incentivo attualmente disponibili. Contattate i nostri uffici per una consulenza.

APPC Belluno/Treviso

 

Riferimento bibliografico: Mario Fiamigi, “La politica della casa non può prescindere dalle città”, Norme&TributiPlus – Il Sole 24 Ore, 11 giugno 2026.

Fonti statistiche: Istat/Confedilizia (Dicembre 2025) · Patrigest-Gabetti Research (Ottobre 2025) · Commissione Europea – EPBD IV (2024) · ANACI-SIMA (2025).

© APPC Belluno-Treviso · Associazione Piccoli Proprietari di Casa · Sede operativa c/o RE/MAX Casamia, Belluno

 

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