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Uso foresteria: quando la simulazione costa cara

Il presidente APPC, sul Sole 24 Ore, spiega come il mascherare un 4+4 sotto le spoglie di un contratto ad uso foresteria per pattuire una durata più breve espone il locatore alla riconduzione forzata del rapporto alla disciplina ordinaria

Il contratto di locazione ad uso foresteria è uno strumento giuridico pensato per rispondere a una specifica esigenza del mondo imprenditoriale: fornire un alloggio temporaneo a dipendenti, collaboratori o ospiti di una società.

Regolato esclusivamente dalle norme del Codice civile (articoli 1571 e seguenti), offre alle parti una notevole libertà nella determinazione della durata e del canone, restando del tutto estraneo ai vincoli della legge 431/1998 sulle locazioni abitative.

Proprio questa flessibilità, però, lo rende appetibile per chi intende aggirare le norme più rigide delle locazioni ordinarie. E qui iniziano i problemi.

La tentazione del contratto simulato

La prassi scorretta consiste nel mascherare un comune contratto di locazione abitativa — che per legge ha una durata minima di 4+4 anni — sotto le spoglie di un contratto ad uso foresteria, così da pattuire una durata molto più breve. Questa manovra espone il locatore a conseguenze legali gravi.

La giurisprudenza è unanime: il giudice non guarda al nomen iuris scelto dalle parti, ma alla sostanza del rapporto.

Se emerge che la reale finalità del contratto non è soddisfare un’esigenza aziendale, ma l’esigenza abitativa primaria di una persona fisica — magari socio unico di una società costituita ad hoc — il contratto viene riqualificato.

⚠ Cosa rischia il locatore

Un contratto simulato ad uso foresteria, se ritenuto in frode alla legge, viene convertito d’ufficio in un contratto di locazione abitativa a canone libero, con durata imperativa di quattro anni, rinnovabili per altri quattro.

La volontà delle parti di stabilire una durata più breve — anche di un solo anno — viene completamente vanificata, trasformando una soluzione apparentemente flessibile in un vincolo a lungo termine per il proprietario.

Lo ha ribadito di recente la Corte di Cassazione, sezione 5, con la sentenza n. 30016 del 13 novembre 2025. La decisione, pur emessa in un contesto tributario, delinea con grande chiarezza i requisiti giuridici fondamentali del contratto di locazione ad uso foresteria, confermando un orientamento ormai consolidato.

Quando il contratto è genuino: gli elementi inderogabili

Perché un contratto ad uso foresteria sia valido e non esposto a riqualificazione, devono sussistere alcune condizioni essenziali.

Il conduttore deve essere un soggetto giuridico. Una società di capitali, una cooperativa, un ente o comunque un soggetto che agisce nell’esercizio di un’attività d’impresa o di lavoro autonomo. Un contratto di foresteria stipulato direttamente con una persona fisica per sue esigenze personali è una contraddizione in termini e verrebbe immediatamente riqualificato.

La causa deve essere aziendale, non abitativa. Il contratto non deve soddisfare un bisogno abitativo del conduttore, ma l’esigenza dell’impresa di alloggiare temporaneamente il proprio personale.

La finalità di foresteria deve essere reale e documentata. Trasferte prolungate, esecuzione di appalti in un’altra città, periodi di formazione: l’esigenza deve essere concreta e dimostrabile, preferibilmente con un contratto di appalto o un atto aziendale allegato all’accordo di locazione.

L’immobile non è destinato al legale rappresentante come abitazione principale. Il bene deve servire alla rotazione del personale, non all’uso diretto e stabile di chi firma il contratto.

🔑 Il consiglio per i soci proprietari

Se vi viene proposto un contratto ad uso foresteria, verificate sempre che il conduttore sia una persona giuridica operante, che l’esigenza aziendale sia documentata e che non vi siano segnali di un utilizzo “personale” dell’alloggio da parte del legale rappresentante.

In caso di dubbio, rivolgetevi ai nostri sportelli APPC: è molto più conveniente una consulenza preventiva che dover gestire un contenzioso dopo la riqualificazione del contratto.

Conclusione

Il contratto ad uso foresteria è uno strumento prezioso, ma solo se utilizzato correttamente e in trasparenza.

La sua stipula deve essere supportata da una reale esigenza aziendale e da una corretta identificazione delle parti.

Tentare di utilizzarlo per aggirare la disciplina delle locazioni abitative è una strategia miope e rischiosa: quel che sembra un vantaggio a breve termine può trasformarsi in un vincolo legale ed economico di lunga durata.

Fonte: Vincenzo Vecchio, Uso foresteria: quando la simulazione costa cara, NT+ Condominio – Il Sole 24 Ore, 25 maggio 2026.

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